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Trasmissioni Radio

La Voce della Favela

Il ciclo di trasmissioni racconta cio' che accade in diverse favelas, quali Lapa, Penha, Adjaco'ncia, di Rio de Janeiro, dando voce alle comunita', affrontando temi di pubblico interesse e fornendo informazioni di servizio ai cittadini, tramite programmi riguardanti le piu' diverse questioni.
Il tentativo operato dalle cinque radio impegnate in questo progetto e' quello di disegnare un quadro sfaccettato, e quindi complesso, di cio' che le persone quotidianamente si trovano a vivere: lo sfruttamento minorile associato agli abusi sessuali e all'uso di stupefacenti; il rischio di violenza a cui ogni giorno le donne sono sottoposte intrecciato inesorabilmente con le problematiche dell'aborto e dell'Aids; l'ambiguo e discriminante rapporto che c'e' fra la popolazione bianca e nera in Brasile; l'allarmante situazione ambientale del Paese. Radio Madame Sata, Radio Rayyzes, Radio Panorama, Radio Samp Fm e Radio Stylo si sono impegnate, con occhio lucido e realistico, per informare, denunciare, rivendicare, discutere e cercare soluzioni ai problemi con cui il Brasile si trova costretto a confrontarsi quotidianamente. Il ciclo di trasmissioni che presentiamo nutre l'obiettivo di raccontare realta' scomode, partendo proprio dai soggetti che le vivono, cosi' da non cadere nella trappola del pietismo o dell'opportunismo politico. Lo strumento radiofonico, dunque, si rivela una reale alternativa per amplificare voci che hanno non solo il bisogno, ma principalmente il diritto, di essere ascoltate.

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Con le Spalle al Muro

Il ciclo di trasmissioni, curato da Qustandi Shomali in collaborazione con il Media Center dell'Università di Betlemme e con la campagna “Un muro non basta”, nasce dall’esigenza di raccontare le sofferenze a cui ogni giorno i Palestinesi sono sottoposti a causa della costruzione del Muro di separazione, costruito dal governo israeliano all'interno dei Territori Palestinesi.
Tre anni fa la Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato il Muro una grave violazione del diritto internazionale e dei diritti umani, oltre che un ostacolo al processo di pace, chiedendone l'immediato smantellamento e chiamando ad una azione internazionale di pressione sul governo israeliano. Israele, però, continua a giustificarne la costruzione sfruttando la leva della sicurezza dei propri cittadini.
Il disagio delle persone che abitano a ridosso del Muro non è solamente economico, ma anche psicologico; quotidianamente si è davanti ad una scelta: sopportare gli ostacoli e le ingiustizie imposte dagli Israeliani oppure cercare luoghi diversi dove andare a vivere e sperare che ogni nuova dimora sia definitiva e non di passaggio.
L’istruzione e le attività lavorative sono impedite: il diritto allo studio ed al lavoro vengono violati o comunque resi difficoltosi perché, con il Muro, Israele ha istituito anche un gran numero di misure amministrative che hanno avuto l’effetto di negare ai Palestinesi l’accesso alle proprie terre e risorse. La confisca di vaste aree di terre coltivate, la demolizione di diverse case, stabilimenti produttivi ed esercizi commerciali e le restrizioni sui movimenti e sul commercio sono violenze che i civili palestinesi subiscono ogni giorno.
Non bisogna, inoltre, sottovalutare l’impatto emotivo di chi si trova innanzi agli occhi, e al proprio cammino, una Gerusalemme murata. La città, infatti, è simbolo spirituale oltre che economico, sociale e religioso e vederla cinta, barricata non può che frenare il cammino di pace.
Interviste, racconti, testimonianze, forme d’arte sono gli strumenti a cui viene affidato il racconto di questa drammatica realtà.

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Argentina: la sfida dell'economia sociale

Il ciclo di trasmissioni racconta le trasformazioni dell'economia argentina a seguito della profonda crisi che ha investito il Paese alla fine degli anni '90; il crollo dell'intero sistema produttivo ha messo in discussione i principi dell'economia tradizionale e la stessa definizione del concetto di lavoro, creando poverta' diffusa, disoccupazione e gravi emergenze.
Quando le imprese sono state abbandonate a se stesse o sono fallite a causa di una cattiva gestione, i lavoratori, per sopravvivere, hanno cercato di "recuperarle" e metterle nuovamente in funzione. Hanno fatto il loro ingresso, nello scenario politico argentino, pratiche diffuse di "economia sociale", esperienza nuova per il Paese. Si va cosi' radicando un altro modo di concepire l'economia: l'uomo e le sue relazioni umane e sociali, e non il mercato con le sue regole, diventano il principio regolatore delle attivita' economiche e produttive.
Fra le numerose iniziative di auto-imprenditorialita' che si sono sviluppate, spicca l'affermazione del movimento dei cartoneros, uomini che hanno fatto di necessita' virtu', creando un vero e proprio servizio di raccolta differenziata dei rifiuti.
Le diverse esperienze di economia sociale cercano di ricreare, in una forma piu' equa, le relazioni di produzione e consumo, tendono alla distribuzione della ricchezza e del potere e propongono una valorizzazione del lavoro e della vita, senza perdere di vista la competitivita' e la necessita' di generare alleanze strategiche per far fronte all'economia globalizzata.
I programmi presentati, prodotti dal collettivo Il Bondi che Parla, una delle voci indipendenti delle comunita' di Buenos Aires, offrono uno spaccato dell'eterogenea economia argentina, dando voce ai protagonisti, intellettuali e lavoratori, della nascita dell'economia sociale in Argentina.

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Palestina: emergenza continua

Il ciclo di trasmissioni racconta diversi aspetti della quotidianità che il popolo palestinese è costretto a condurre a seguito dell'occupazione militare da parte del governo di Israele, che ha ormai raggiunto 40 anni di durata.
Dando molto spazio al racconto delle persone, le tre trasmissioni affrontano la questione in modo inusuale: non la semplice e cruda esposizione delle violenze, ma un approfondito racconto dei disagi e delle umiliazioni quotidiane a cui il popolo palestinese è costretto.
L'occupazione militare crea frammentazione, ai livelli personali, familiari ed economici, che psicologicamente gravano sugli abitanti di Gerusalemme, della Cisgiordania e della Striscia di Gaza.
I “bollettini di guerra“ che l’informazione di massa veicola trascurano l’umiliazione a cui ogni giorno troppe persone sono sottoposte. Ci sono molti modi di mettere in ginocchio un popolo, ma creare forme di dipendenza, qualsiasi esse siano, è l’arma più potente.
Piegare l’economia palestinese e renderla sempre più subordinata a quella israeliana, oppure discriminare i lavoratori palestinesi nei loro più elementari diritti sono due facce della stessa medaglia: portare il popolo palestinese alla resa inesorabile.
Il ciclo, prodotto dal Palestine News Network di Beit Sahour, grazie a forti testimonianze, denuncia questa situazione perché disarmare un popolo, prostrarlo davanti alle difficoltà ed ai soprusi al fine di farlo implodere è in assoluto il modo più grave ed efficace di violazione dei diritti umani.

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Essere donna in Mozambico

Il ciclo di trasmissioni racconta in modo diretto ed approfondito i drammi, e le dinamiche sociali ad essi connesse, che coinvolgono questo paese africano. Tutti i temi trattati hanno una comune base: la disparità di genere. Quotidianamente, infatti, le donne vivono disagi e soprusi tanto fra le mura domestiche quanto nella società in generale, e si trovano a lottare contro chi le vede ancora schiave di un marito o di un ruolo.
A volte, purtroppo, i luoghi di educazione e formazione sono quelli in cui accadono i peggiori disfatti. Molte sono infatti le violenze, fisiche e psicologiche, a cui le donne sono soggette sin dalla più tenera età, in famiglia come a scuola.
Molti professori, approfittando del proprio ruolo di prestigio e del silenzio-assenso della famiglia prima e della società poi, obbligano le proprie alunne, pena un'emarginazione dal percorso scolastico, ad avere rapporti sessuali. Questo comportamento diffuso e "accettato" disincentiva l’alfabetizzazione e priva le ragazze di una scelta sul proprio futuro di donna.
L'impianto legislativo, più formale che sostanziale, le credenze popolari e la tradizione fanno si che i soggetti più deboli (donne e bambini) vengano ad essere continuamente vittime di scarsa considerazione e protezione.
Di fronte a tale realtà, tuttavia, l'associazionismo, locale e non, è impegnato sia nel sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale, sia nel fornire alle donne gli strumenti legislativi e culturali di cui hanno bisogno per modificare lo scenario in Mozambico, per un futuro migliore per le donne e per i propri bambini.
L’analfabetismo, la violenza domestica, la privazione dei diritti di successione, la cruda e crudele condizione di vedovanza e il continuo pericolo di contrarre l’AIDS a fronte dell’alto numero di rapporti non protetti che avvengono al di fuori del matrimonio, sono gli spunti su cui il ciclo di programmi ci dà modo di riflettere.
Nafeza, che ha prodotto i programmi, è un'associazione attiva nella regione della Zambesia, che ha deciso di utilizzare lo strumento della radio comunitaria per perseguire i suoi obiettivi di rafforzamento e sostegno delle donne, sostenuta anche dall'ARCI. Un lavoro fondamentale perché, anche se le discriminazioni di genere coinvolgono direttamente le singole donne, ingenerano una spirale di patologie sociali, che solo la conoscenza e l'azione comunitaria possono prevenire.

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Storie dietro ogni porta

Storie dietro ogni porta e' un ciclo di trasmissioni dedicate ai problemi, alle sfide e ai drammi nella vita di molte donne egiziane. Attraverso la voce delle protagoniste si affronta un viaggio nell'universo femminile egiziano, che parte dal problema piu' che mai attuale delle mutilazioni genitali, passa per le nuove forme sempre discriminatorie di divorzio, e si conclude nella narrazione di storie di donne capofamiglia, dal loro abbandono da parte dei mariti alla loro lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, accanto a questa serie di drammi al femminile, emerge anche un Egitto che lotta per superarli. Dai movimenti contro le mutilazioni genitali femminili alle associazioni per il sostegno alle donne sole, si comprende quanto sia in fermento il desiderio di cambiamento e quanto siano grandi le sfide da superare.
Radio Misr al Mustaqbal e' un'emittente dell'Alto Egitto, in cui lavorano due giornalisti che hanno scelto di rimanere nell'anonimato a causa della delicatezza dei temi trattati e delle eventuali reazioni di censura che potrebbero scaturire dal governo. Trattare problematiche sociali non e' impresa facile in un paese in cui la liberta' d'informazione e' ancora una conquista dei giornalisti piu' coraggiosi. La radio e' costantemente impegnata a promuovere e sostenere associazioni e movimenti della societa' civile impegnate per l'affermazione del diritto a uno sviluppo equo e giusto della societa' egiziana.

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I bimbi di Birzeit

Birzeit è una cittadina nelle vicinanze di Ramallah, circondata da una vasta area rurale abitata da molti bambini e ragazzi. Come in tutta la Palestina, bambini e ragazzi vivono una situazione dolorosa, tra l'incudine di una società povera e retriva per certi versi, e il martello dell'occupazione militare israeliana, sempre più drammatica col passare degli anni.
La piaga del lavoro minorile precoce, che produce devastanti effetti psico-fisici sui bambini, e l'uso della violenza fra le mura domestiche e nelle strutture scolastiche, sono due esempi affrontati nelle prime due trasmissioni.
Il ciclo si conclude con una trasmissione dedicata ai centri e alle organizzazioni che forniscono una valida alternativa alla strada e che si occupano di stimolare e coltivare le predisposizioni artistiche che i bambini mostrano, tentando così di tramandare la cultura palestinese e di avviare un progetto comune, insieme alle famiglie e alle altre agenzie educative, che miri al benessere psico-fisico del bambino.
Shabab Radio, che ha prodotto il ciclo di trasmissioni, è una delle poche radio comunitarie attive in Palestina, che trasmette da Birzeit e irradia in tutta la zona di Ramallah. Gestita da un gruppo di giovani e di donne, si pone l'obiettivo di valorizzare il protagonismo dei giovani e delle donne nella società palestinese e di presentare il punto di vista della società civile in riferimento alla quotidianità del conflitto e degli avvenimenti nazionali.

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Palestina: una cultura in movimento

E' un ciclo di trasmissioni che affronta i temi legati all’arte e alla tradizione palestinese, che cambia e si evolve seguendo i mutamenti interni alla stessa società. Mutamenti che rendono dinamico il concetto stesso dell'identità palestinese, fortemente minacciata dall'occupazione militare e dalla propaganda di Israele, come dalle forme più retrive e tradizionaliste di parti della società palestinese.
Nel primo programma raccontiamo la storia di El Founun, uno dei principali gruppi musicali di dabka, la popolare danza palestinese, impegnato a tramandare la cultura musicale locale e a creare scambi con le altre culture.
Nel secondo programma raccontiamo la stagione della raccolta delle olive e tutto ciò che è legato alla cultura dell'olivo, da secoli simbolo di pace e prosperità per tutto il Mediterraneo.
Infine la musica rap, considerata ancora da alcuni palestinesi musica prettamente occidentale, ma che, con la sua forza e il suo linguaggio, contribuisce a far conoscere a tutto il mondo la delicata situazione palestinese, e merita quindi di essere incoraggiata.
Shabab Radio, che ha prodotto il ciclo di trasmissioni, è una delle poche radio comunitarie attive in Palestina, che trasmette da Birzeit e irradia in tutta la zona di Ramallah. Gestita da un gruppo di giovani e di donne, si pone l'obiettivo di valorizzare il protagonismo dei giovani e delle donne nella società palestinese e di presentare il punto di vista della società civile in riferimento alla quotidianità del conflitto e degli avvenimenti nazionali.

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Profughi palestinesi: senza terra due volte...

I programmi, attraverso testimonianze dirette, presentano i racconti di profughi palestinesi, che hanno dovuto abbandonare i loro villaggi nel corso del grande esodo del 1948, espulsi dall'esercito del nascente stato di Israele. Raccontano le loro storie, il loro vissuto, i particolari delle loro vite: ricordi ormai lontani. Dai loro racconti si percepisce una nota di amarezza e rassegnazione, per una liberta' tanto aspirata, che rimane, almeno per ora, solo utopia. Al contempo i profughi, comunque, coltivano un filo di speranza: la speranza di poter tornare a condurre una vita felice e dignitosa, nel rispetto del loro diritto al ritorno, sancito anche dall'ONU, ma sinora disatteso. Il ricordo, quindi, come forma di attaccamento alla terra, alle proprie origini, alla propria cultura, da tramandare di padre in figlio, da una generazione all'altra, due volte senza terra: in quanto palestinese, e in quanto profuga. Shabab Radio, che ha prodotto il ciclo di trasmissioni, e' una delle poche radio comunitarie attive in Palestina, che trasmette da Birzeit e irradia in tutta la zona di Ramallah. Gestita da un gruppo di giovani e di donne, si pone l'obiettivo di valorizzare il protagonismo dei giovani e delle donne nella societa' palestinese e di presentare il punto di vista della societa' civile in riferimento alla quotidianita' del conflitto e degli avvenimenti nazionali.

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Il Cairo, Metropoli dei Contrasti

E' un ciclo di trasmissioni che tenta di aprire una finestra sulla società cairota, sui suoi problemi, i suoi comportamenti e la sua produzione culturale, tra povertà e ricchezza, ignoranza e cultura, Oriente e Occidente. Il Cairo, con i suoi venti milioni di abitanti e la sua recente apertura al liberismo economico, anche nelle sue forme più sfrenate, lascia emergere in maniera spesso drammatica tutti i contrasti generati da uno sviluppo socio-economico ingiusto, i cui frutti sono raccolti da una parte ancora troppo esigua della società, ma le cui aberrazioni sono vissute da tutti. Accade così che accanto ai quartieri residenziali sorgano baraccopoli di immigrati dell’Alto Egitto, o che i più poveri siano i primi a subire l’influenza della nuova cultura del consumo. Attraverso i simboli dei telefonini cellulari all'ultima moda e dei grandi centri residenziali, il ciclo attraversa queste tematiche, concludendo con una trasmissione dedicata alla musica egiziana e alle sue contaminazioni con l’Occidente, a dimostrare che, a volte, anche i contrasti possono generare armonia. Radio al-Qahira al-Kubra (radio Grande Cairo) è un’emittente cairota che produce programmi d’informazione e di cultura. I suoi giornalisti hanno dimostrato una spiccata sensibilità nell’affrontare le tematiche relative allo sviluppo della grande metropoli egiziana, e sono costantemente impegnati nell’affermare il principio che i media, e la radio in particolare, possono costituire uno strumento di sviluppo culturale efficace e duraturo.

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Mali: animali in via di estinzione

Il Delta interno del fiume Niger presenta una biodiversita' la cui salvaguardia e' importante, tanto per l'ambiente quanto per l'uomo che ci vive. Il ciclo di trasmissioni affronta il caso di tre animali che, nel Delta, sono protetti dalle leggi del Mali perche' in via di estinzione: il lamantino, un mammifero acquatico, il coccodrillo e il pellicano. Esistono in realta' diverse leggi nel Paese che regolano la protezione di molti animali, ma non sempre queste sono accettate dalle popolazioni locali, abituate a secoli di convivenza con l'habitat naturale, senza limitazioni di sorta.
Con interviste ad esperti del settore, e la partecipazione di capi ed autorita' anziane dei villaggi, il programma affronta questi temi, con l'obiettivo di promuovere i principi della protezione e preservazione della fauna e della flora del fiume Niger.
Radio Donde Deboye, che ha prodotto il programma, e' una radio rurale dell'area del Delta, che e' nata con finalita' educative e divulgative sui diversi temi di interesse del proprio territorio: l'ambiente e lo sviluppo rurale e umano delle comunita'. Pur non avendo grandi tecnologie a disposizione, e' molto riconosciuta a livello comunitario, e trasmette, oltre che in francese, anche nelle diverse lingue locali afferenti alle singole comunita'.

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